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Testimonianze
Ricordo di un caldissimo pomeriggio di Ferragosto, anno di grazia 1955. Ero stato assunto da pochi mesi dalla "Nazione" e per la prima volta il direttore Alfio Russo e il capo dei servizi sportivi, Giordano Goggioli, mi fecero sentire un giornalista importante, come inviato alla prima partita amichevole della Fiorentina, ad Abbadia San Salvadore. Fatto straordinario: mi misero a disposizione un'Alfa Romeo con autista. L'Autostrada del Sole e la Superstrada Firenze-Siena erano ancora nel mondo dei progetti e non sto a raccontare i brividi che provai lungo le infinite curve della Cassia.Il piccolo stadio di Abbadia era pieno come un uovo di tifosi della Fiorentina, ansiosi di vedere all'opera la squadra con i due nuovi acquisti, Julinho e Montuori. Di Julinho si sapeva già - dai tempi dei mondiali del 1954 in Svizzera - che era un grande campione. Bernardini lo aveva voluto a tutti i costi; Montuori, al contrario, era un perfetto sconosciuto ed era proprio lui che dovevo seguire, attimo per attimo. La Fiorentina sconfisse i dilettanti dell'Amiata sotto una valanga di gol, Montuori e Julinho incantarono i tifosi. Bernardini, nell'intervista del dopopartita,invitò tutti alla calma,ma il sottoscritto, giovane giornalista,si fece prendere dall'entusiasmo. Il senso dell'articolo era questo: "Abbiamo visto due fuoriclasse e non abbiamo dubbi: la Fiorentina che possiede già la difesa più forte d'Italia farà un grande campionato". Per evitare l'accusa di "giornalista tifoso" non scrissi la parola scudetto e non tardai a pentirmene, perché nessuno mi avrebbe tolto la fama di "mago" Posso giurare, però, che la cavalcata trionfale della squadra viola per me non fu una sorpresa. Tutto merito di quel caldo pomeriggio trascorso in un piccolo stadio ai piedi dell'Amiata.
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