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Testimonianze

Sarti, Magnini, Cervato... Dovrebbero chiederla a scuola, scusate l'eccesso, la formazione viola del primo scudetto. I tifosi di allora, o piuttosto i tifosi che già allora frequentavano lo stadio, ricordano anche i nomi dei giocatori di riserva: Toros, Bartoli, Mazza, Carpanesi, Scaramucci... Sono tanti i legami con quel gruppo: ammirazione, stima, simpatia, entusiasmo, orgoglio, riconoscenza. Ce n'è anche un altro, addirittura tangibile. Siccome quasi tutti quei campioni decisero di rimanere a vivere a Firenze, è facile e spontaneo incrociarli spesso, e anche questa è una fonte di ricordi. Vivono qui Giuliano Sarti di Castel d'Argile (Bologna), Ardico Magnini di Pistoia, Beppe Chiappella di Rovoredo (Milano), Alberto Orzan di San Lorenzo Isontino (Gorizia), Beppe Virgili di Udine e Maurilio Prini delle Sieci (Firenze), tira via. Qui erano rimasti anche Sergio Cervato di Carmignano del Brenta (Padova), Guido Gratton di Monfalcone (Gorizia), Armando Segato di Vicenza e Michelangelo Montuori, nato a Rosario in Argentina. Li abbiamo persi, mai però nell'affetto. Soltanto Rosetta e Julinho tornarono via, ma non con un distacco definitivo. Rosetta vive in Piemonte ed è sempre in contatto con Chiappella. Julinho viveva a San Paolo e seguiva le vicende della Fiorentina attraverso un amico fraterno, Lando Parenti storico magazziniere della Società viola. Sono passati esattamente cinquant'anni da quel fantastico scudetto, e ormai le rievocazioni si infittiscono. Il sottoscritto sta rievocando su "La Nazione", partita per partita, la marcia viola verso lo scudetto. La veste è di "inviato nel passato", con la tacita promessa di non portare con sé la mentalità di oggi, che probabilmente inquinerebbe perfino quei momenti di gioco, e nemmeno tutto ciò che oggi sappiamo di quanto avvenne cinquant'anni fa. In altre parole, il compito dell'inviato nel passato è di raccontare il campionato 55-56 soltanto attraverso quello che scrissero i colleghi di allora. Ne cito con gioia, e con affetto, due su tutti: Beppe Pegolotti e in particolare, Raffaello Paloscia. Nel leggere i loro articoli e riproporli con parole mie, salvo alcune frasi loro tra virgolette, è stato come fare un viaggio struggente. Il linguaggio era sempre nitido, le prese di posizioni nette e tuttavia mai becere, mai assatanate, mai per partito preso. Attraverso quegli articoli ho amato, e sto amando sempre di più, Sarti, Magnini, Cervato...


GIAMPIERO MASIERI
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